In sintesi
- Il dolore non è una misura diretta del danno ai tessuti: il sistema nervoso elabora e pondera i segnali.
- La tensione prolungata è associata negli studi a una modificazione dell'elaborazione del dolore.
- «È un dolore psicologico» è una semplificazione sbagliata: il dolore è reale, quali che siano i fattori che lo influenzano.
- Il dolore persistente va accertato dal medico prima di parlare di strategie di gestione.
Il dolore non è un misuratore
Verrebbe spontaneo leggere il dolore come l'indicatore di un danno ai tessuti: più danno, più dolore. La ricerca degli ultimi decenni mostra un quadro diverso. Il dolore nasce quando il sistema nervoso elabora, pondera e valuta i segnali in arrivo — e in quella valutazione entrano più fattori.
Questo spiega osservazioni che altrimenti sembrerebbero contraddittorie: che persone con reperti evidenti possano essere senza disturbi, che un infortunio durante una gara venga inizialmente quasi non avvertito, o che lo stesso movimento risulti più fastidioso in certi giorni rispetto ad altri.
Non è una relativizzazione. Il dolore è reale e va preso sul serio, quali che siano i fattori coinvolti.
Che cosa c'entra la tensione
Sotto sollecitazione acuta l'organismo si predispone a una prestazione di breve durata: la tensione aumenta, l'attenzione si concentra, la percezione degli stimoli si modifica. È uno stato utile per fasi brevi.
Se si protrae a lungo, cambiano diversi elementi che negli studi risultano associati all'esperienza del dolore:
- Tensione muscolare persistente. Un tono muscolare costantemente elevato, soprattutto a collo e spalle, può diventare esso stesso fonte di disturbo.
- Elaborazione del dolore modificata. In condizioni di sollecitazione prolungata, la soglia oltre la quale uno stimolo viene percepito come doloroso risulta negli studi più bassa.
- Sonno peggiore. La tensione rende più difficile addormentarsi; il sonno di scarsa qualità abbassa a sua volta la soglia del dolore.
- Meno movimento. Nei periodi impegnativi le attività fisiche sono spesso le prime a saltare, e il movimento ha un ruolo funzionale per l'apparato locomotore.
Questi fattori agiscono insieme, non isolatamente. Per questo di norma non è possibile stabilire quale quota pesi e quanto nel singolo caso.
Un fraintendimento diffuso
Da quanto detto si deduce a volte che il dolore sia «psicologico» o «immaginario». È scorretto e per chi ne soffre è pesante.
Il fatto che più fattori influenzino l'elaborazione del dolore non cambia nulla al fatto che il dolore venga vissuto nel corpo e abbia una causa da accertare. L'ordine è chiaro: prima l'accertamento medico, poi — se opportuno e con accompagnamento professionale — il confronto sugli altri fattori coinvolti.
Il comportamento di evitamento
Dopo esperienze dolorose è naturale evitare il movimento che le ha scatenate. Nel breve periodo è spesso sensato. Se l'evitamento diventa permanente si instaura uno schema noto: meno movimento porta a perdita di forza e coordinazione, la tolleranza al carico si riduce e già carichi minori scatenano disturbi, il che porta a evitare ancora di più.
Questo schema è descritto da tempo nella ricerca sul dolore. Uscirne richiede un riavvicinamento graduale al carico, coerente con il quadro clinico: è compito della fisioterapia o dell'accompagnamento medico, non di esperimenti fai-da-te dopo una ricerca online.
Approcci generali alla gestione della tensione
Gli approcci che seguono sono documentati in termini generali. Non trattano né il dolore né un disturbo psicologico e non sostituiscono un supporto professionale:
- Attività fisica regolare, associata negli studi a una minore percezione di tensione.
- Tecniche di rilassamento strutturate come il rilassamento muscolare progressivo o gli esercizi di respirazione, oggetto di studio.
- Ritmo del sonno stabile — si veda il nostro contributo su sonno e recupero.
- Relazioni sociali, associate in modo costante negli studi a una migliore gestione dei periodi impegnativi.
- Pianificazione realistica del carico nella giornata: prevedere le pause invece di prenderle solo quando si è esausti.
Quando cercare aiuto professionale
Si rivolga al suo medico di medicina generale o a uno psicologo se la tensione persiste per settimane e interferisce con la vita quotidiana, se i problemi di sonno diventano stabili, se si sente costantemente demoralizzato o senza energie, oppure se il dolore permane per diverse settimane.
In caso di crisi o di pensieri suicidari può contattare Telefono Amico Italia al numero 02 2327 2327. Per le emergenze mediche chiami il 112.
Avvertenza
Questo contributo ha finalità informative e divulgative. Non sostituisce il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico e non dice nulla sul suo caso specifico. Discuta i disturbi e i cambiamenti che intende introdurre con un professionista sanitario qualificato.
Fonti utilizzate
- Organizzazione Mondiale della Sanità, scheda «Musculoskeletal health» — inquadramento
- Istituto Superiore di Sanità, materiali su stress e salute — inquadramento
- Ministero della Salute, informazioni sulla presa in carico del dolore cronico — inquadramento